Fabiano Braccini. Cavaliere della Repubblica è Membro della italo-greca “Accademia dei Micenei di Belle Arti, Lettere e Scienze”, della “Accademia dei Ritrovati” di Pistoia, della “Accademia Vittorio Alfieri” di Firenze e di altri Enti Culturali e Sociali.
È presente negli Albi dei Poeti italiani e in svariate Antologie e Riviste del settore.
Ha pubblicato “Un sentiero di spine e fiori” e “Un’emozione, un soffio, …un niente”. Di prossima uscita la nuova raccolta “Il vento e le bandiere”.
È presente negli Albi dei Poeti italiani e in svariate Antologie e Riviste del settore.
Ha pubblicato “Un sentiero di spine e fiori” e “Un’emozione, un soffio, …un niente”. Di prossima uscita la nuova raccolta “Il vento e le bandiere”.
UNA SERA DI TANTE SERE
(inverno: un bar di periferia)
Mano sul bicchiere già vuoto,
sguardo perso
verso chissà quali visioni lontane,
stanchi pensieri aggrappati
-come edera al muro-
a vane illusioni mai divenute realtà.
La porta del bar
si apre e si chiude al freddo di fuori
ripetutamente:
è gente che cerca calore in un caffé
e in qualche rara parola.
Poi se ne rivà, senza un saluto.
Un’altra giornata è ormai trascorsa:
gli alberi nella bruma del viale
hanno lasciato cadere foglie e vita.
Lunga, infinita, sembrerà la notte
priva di sogni
e senza una scintilla che l’accenderà.
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RITRATTO DI SIGNORA
Dipingimi con tratto elegante
-tu che sai-
occhi intensi che mirano lontano
e un sorriso morbido,
soffuso lievemente di malìa.
Pittura nell’ovale del mio viso
-senza mai troppo marcare-
labbra che si atteggiano al bacio
e un filo appena di seduzione
che sia garbata, non volgare.
Disegnami un corpo armonioso
-come di sirena-
snello ma non proprio magro,
che sinuoso si adagi
a modellare la veste leggera.
Se vuoi, ritrai giù sullo sfondo
-con la tua maestria-
l’atmosfera più suggestiva
di una limpida sera di primavera
coi riflessi rosa del tramonto.
Alla mia mano, poi,
dai la posa di un saluto.
Che non sembri però un addio,
perché io vorrei lasciare
-a chi domani sosterà a guardare-
la migliore immagine di me:
una delicata sensazione
del mio amore di vivere la vita
e la percezione
di una interiore, pacata serenità.
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SENTIERO DI LUCCIOLE E LUNA
Di fiori chiusi nei prati
è questa notte:
di grilli il canto, orme di lepri.
Le stelle lontane
e il pallore di una luna algente
nel silenzio mi orienteranno.
Sarò da te prima che nasca il sole, con l’erba ai piedi fresca della brina.
Nel mistero del buio
ti cercherò paziente
(fiammelle di lucciole, sguardi di gufo).
Non troverò né impronte né rumori,
ma labili scie di odori:
la tua pelle soltanto mi sarà di guida.
Seguirò il fluire armonioso dei capelli e il tuo respiro nell’ansia della corsa.
Il profilo dei fianchi
e il petto pieno
scostano appena steli, rami e fronde
ma segnano precise le tracce di un sentiero.
Esausta ti fermerai forse tra poco
rapita nell’incanto del riposo.
Desiderio, attesa, pausa del tempo: il tuo muover di ciglia lieve suono.
Quando l’alba svelerà adagio
il suo chiarore,
resterò con te negli occhi e nelle labbra.
Anelito di vita,
nostalgia struggente,
amore mai raggiunto che mi sfugge ancora.
Seducente magia, attimo che vola: un’emozione, un soffio, … un niente!
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PASTORALE
Adagiato all’ombra di un gelso
pigramente osservo
questo angolo di mondo sereno di collina
e respiro l’aria fina che mi lambisce.
Il cane mi gira intorno
a rincorrere fili d’erba e l’ombra di farfalle:
ogni tanto sparisce tra i cespugli e poi
-senza abbaiare-
ricompare trafelato e fiero
a portarmi qualcosa stretto in bocca.
Mia figlia è laggiù,
accoccolata sui gradini di legno della casa
a sfogliare assorta un libro con figure.
Sovente
mi manda un fugace sorriso di complicità
o solo uno sguardo
col musetto per finta imbronciato
che la fa tanto carina.
Nei pensieri della mia vita la ricorderò così:
bambina felice con niente.
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PIANURA LOMBARDA
(di primo mattino)
All’albeggiare del primo mattino
dai fossi scarsi d’acqua
e con poche rane
evapora una nebbiolina ovattata
che sale non tanto,
ma quanto basta
a occultare i profili più bassi di siepi,
le chiome di salici cadenti,
i filari di pioppi
e i disegni ordinati dei campi.
Ogni immagine traspare,
come sospesa
in un silenzio di riposo e di attesa.
Soltanto un merlo
(o una civetta sonnolenta forse)
scappa in un volo sbandato,
privo dell’orientamento di fronde
e steli conosciuti:
fende con le ali quella bambagia
e lascia
-per qualche momento-
un sottile percorso d’aria pulita.
Tutto ritorna poi, pian piano,
quieto e indefinito:
sopito nell’uniforme velo di bruma.
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DI NOTTE LE PAROLE
Un mormorare pacato
-senza fretta-
che lascia al pensiero,
alle labbra, al respiro,
il tempo e il modo di misurare
pause, accenti, intensità.
Nel raccolto silenzio del buio
tutto si percepisce:
pure un bisbiglio
o un minimo segno di stupore.
Anche
il muovere lieve delle ciglia,
l’accenno di un sorriso,
il tremore di un’ansia.
Sono più vere le parole della notte,
non hanno il timore
di rivelare un po’ di noi:
passeggeri smarrimenti,
attese deluse, turbamenti segreti.
Emozioni
che il pudore del giorno
induce a serbare nascoste.
Traspare sovente
una sommessa richiesta d’amore,
il desiderio non detto di un bacio,
tra le parole sussurrate
-o taciute-
nella complice intimità della notte.
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