Fortuna

A Lucca Comics


Per l’esattezza, è dal 1966 che Lucca ospita manifestazioni sul fumetto. Fino al 1994 la rassegna si chiamava “Salone Internazionale dei Comics” ed era organizzato dal Gruppo immagine (Traini e Comics Art). Dal 1995 il “Salone” si è trasferito a Roma e Lucca è divenuta la sede dell’attuale “Lucca Comics and Games”. (allora si chiamava “Salone dei Comics”), alla fine degli anni ’70 nel corso di un’intervista nella quale gli si chiedeva perché non pubblicasse mai autori italiani e perché le storie di fantascienza non erano mai ambientate in Italia, Carlo Fruttero che all’epoca assieme a Lucentini era curatore d’Urania, per esprimere efficacemente il concetto che la fantascienza italiana mai avrebbe avuto la possibilità di competere con quella americana e, per proclamare una sorta d’incapacità congenita da parte degli scrittori italiani ad essere buoni autori di fantascienza, dichiarò pubblicamente che un disco volante avrebbe plausibilmente potuto atterrare a New York, a Londra, a Pechino, a Mosca, ma a Lucca mai!




Fu così che in risposta a quanto affermato da Fruttero scrissi il racconto “Il furto” ove un disco volante atterrava proprio a Lucca! Questo racconto fu subito pubblicato da Bruno Baccelli su “Re Kong” e su “La rivolta degli straccioni” che allora editavo. Successivamente vide la luce su “L’anima delle cose” (di Baccelli e Bocconi, Tipografica Pistoiese, Pistoia 1980) ed ebbe pure una traduzione in inglese apparsa non ricordo dove.
Venti anni dopo rimaneggiai il testo che assunse il titolo di “Fortuna” e apparve su le mie “Storie di fine millennio” (ed. Prospettiva, 2000 Civitavecchia) ristampate anche dall’OLFA di Ferrara e dal “Progetto Siderurgiko” di Rionero sempre nello stesso anno, e poi trasformate in un e-book ancora scaricabile da diversi siti in rete. Inoltre Fortuna, sempre nel 2000 apparve nella “Antologia di Autori Lucchesi”, edita dalla “Cesare Viviani”e infine nella raccolta “Scaglie Dorate” (Nicola Calabria Editore, Patti 2003).
L’attuale versione, che ho l’ardire di riproporre ancora una volta, è stata da me accuratamente rivista e apparirà su “Fantastica Lucca” di imminente uscita e già prenotabile al portale www.lulu.com
Da ricordare che l’editore PERSEO LIBRI ha pubblicato anni addietro un’antologia di autori italiani di sf dal titolo “A Lucca mai!”

FORTUNA

F
ortuna era appena atterrata col suo disco e l'elaboratore iniziò a fornirle le coordinate essenziali.
Man mano che i dati le pervenivano la mutazione procedeva. L'entità vibrante di sesso femminile, chiamata Fortuna, cominciò ad assumere una forma per lei insolita.
Non appena il corpo si fu reso concreto e la sua nuova mente addestrata per quel pianeta che i suoi abitanti chiamano Terra, nazione Italia, città Lucca, zona delle Mura Urbane, data 15 febbraio 2021, l'elaboratore iniziò a provvedere a tutto il resto: microgonna, camicetta trasparente, maxicappotto, guanti, occhiali da sole, stivali con tacco alto, calze a rete, reggiseno anch’esso trasparente, tanga, borsetta completa di portafoglio, carta d'identità, denaro, accendino, sigarette, ecc.
La parte vibrante di Fortuna, rimasta inutilizzata guardava intanto con divertimento la trasformazione di se stessa operata dall'elaboratore.
Ecco, era pronta, mancava solo l'espropriatore, con tutta calma aprì il pacchetto di sigarette (da poco materializzato) n’estrasse una e l'accese; molto probabilmente l'elaboratore incontrava qualche difficoltà nell'organizzare la materializzazione dell'espropriatore. Era comunque contenta che su questo pianeta l'es si potesse tranquillamente mimetizzare con qualche oggetto comune, si ricordava ancora con un divertito imbarazzo quando su Molzx dovette incorporarlo nel proprio apparato sessuale. Infine si materializzò una macchina fotografica giapponese munita di tutti i più sofisticati accessori: era l'es, l'elaboratore ce l'aveva fatta!
Iniziò a passeggiare nel prato, l'erba era umida, un sole modello G.21 riscaldava appena: un barbone sdraiato su una panchina lì vicino strabuzzò gli occhi davanti all’inaspettata apparizione - ne era sicuro, un attimo prima lì non c'era nessuno - e rimase un bel po' a bocca aperta a guardare quello schianto di turista mezza nuda che s'allontanava.
Fortuna prese a sondare il territorio e individuò altri due vibranti ma a più di trenta verev di distanza, regolò allora dal modulo agli apparati di mimetizzazione e s'accertò che non l'avessero individuata.
Terra era, infatti, protetta e solo il personale di controllo poteva scendere, ovviamente senza farsi notare e senza minimamente intervenire, gli abitanti erano tra i pochi sopravvissuti alla caduta del Grande Impero (ma loro non ne erano al corrente), strane entità biologiche, molto intelligenti, ma predatori con un coefficiente di violenza così spaventoso da consigliarne la protezione.
Aveva deciso di non uscire da quel parco, non se la sentiva di affrontare la confusione che regnava intorno, con il territorio infestato da quegli assurdi primitivi mezzi meccanici di locomozione a combustione interna, maleodoranti e rumorosi.
Cominciò dunque ad armeggiare con la macchina fotografica: inquadrò prima una siepe, poi un abete, poi fu la volta di un cestino colmo di rifiuti e alcuni merli che saltellavano su l'erba.
Ad ogni clic!, il soggetto inquadrato silenziosamente svaniva, un bastardissimo cane le venne incontro scodinzolando... clic!... si dissolse nel nulla.
Fu in quel preciso istante che il segnalatore del modulo entrò in funzione in maniera intermittente: - Cazzo! - esclamò in perfetto italiano-terrestre - I controllori m'hanno rilevata!
Si dissolse e rientrò precipitosamente nel disco, conscia che era solo questione di attimi, vibrò attorno ai comandi, rischiando un po' e contravvenendo a tutte le leggi galattiche, si rifugiò istantaneamente nell'iperspazio confondendosi tra le pieghe delle infinite realtà parallele e delle combinazioni temporali. Il segnalatore si disattivò: anche questa volta l'aveva fatta franca.
L'elaboratore iniziò a fornirle tutti i dati dell'ultima operazione: aveva perso solo un millesimo di se stessa (1000,3 per l'esattezza) che era rimasto abbandonato sul pianeta, l'es era stato integralmente recuperato e aveva trattenuto ben 110 soggetti commerciali, in quanto a lei aveva commesso 379 infrazioni che, se individuata, le sarebbero costate il sequestro del disco, il ritiro a vita della licenza di pilotaggio e una multa da capogiro.
Nonostante la fuga precipitosa, l'incursione era andata bene: il valore dei soggetti carpiti dall'es era, al mercato illegale, di ben 7000 crediti...veramente una bella sommetta, poteva finalmente permettersi un modulo dell'ultima generazione.
Intanto il millesimo di sé che era rimasto sulla Terra, privo d'informazioni, staccato dall'elaboratore e, con forti distorsioni nel settore mnemonico, non sapeva proprio che pesci prendere, era però cosciente che doveva trovare una soluzione, e in fretta. Analizzò l'oggetto che aveva dinanzi e modificò la sua struttura fino a divenirne un'identica copia.
La zona fu perlustrata qualche istante dopo da un vibrante che l'attraversò sfrecciando in forma di nebbia: non rilevò niente d'anormale e passò oltre.
Dopo alcune ore giunse una squadra d'addetti ai parchi, poi alcuni impiegati dell'ufficio tecnico comunale.
Mancavano dodici alberi e un’intera siepe, al loro posto c'erano delle buche profonde alcuni metri nel terreno, ma la cosa veramente assurda era la colonna commemorativa in marmo, identica a quella del prato lì vicino, che s'ergeva nel bel mezzo del vialetto.
Dopo aver recintato in tutta fretta la zona, con la scusa dei lavori in corso, dopo alcune riunioni concitate in Comune e in Prefettura, furono prese le seguenti decisioni: copertura delle buche, sostituzione degli alberi e della siepe mancante, sistemazione di un nuovo e meno antiestetico cestino dei rifiuti, modifica del tracciato del vialetto, spostato tra le due colonne.
Tutto fu così sistemato, ma il barbone, che da anni prendeva il sole e dormiva su quella panchina nei pressi della colonna, si trasferì dalla parte opposta delle Mura.
Fortuna intanto, soddisfatta per l'incursione, stava depolarizzandosi al caldo sole di un pianeta alla periferia di un’antica galassia.

Vittorio Baccelli. I suoi libri sono liberamnete scaricabili dal sito di Cesare Viviani. La versione cartacea è disponibile su Lulu.

1 comments:

vittorio baccelli said...

LA VERA STORIA DI BABBO NATALE

Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni la sua effige è dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, ecc. Per non parlare poi delle persone travestite da Babbo Natale, che incontriamo per strada e nei negozi. Il Babbo Natale come lo vediamo noi, con l’aspetto da anziano signore bonario, sempre vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una “ricostruzione” abbastanza recente e porta la data dell’inverno del 1931. Come l’attuale era un periodo di recessione e nell’America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola s’interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch’essa stava subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica, lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l’ex vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33) ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava. La nomea di gran donatore che l’accompagnava da sempre aveva anche colpito il Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l’occasione i panni d’un folletto, ovviamente gran dispensatore di doni ai bambini. Tutto ciò non poteva non colpire la fantasia – i maligni sostengono alcolica – di Haddon Sundblom che pensò di utilizzare il grande spacciatore di doni molto prosaicamente, per risollevare le vendite e le finanze della Coca-Cola. Però lo rese quasi irriconoscibile. Lo fece scendere immediatamente dagli altari per spianargli la via ad altri più sostanziosi altari, quelli del consumismo. Poi via l’aureola, via gli abiti curiali, e via anche i verdi abiti dei folletti. Dal reparto costumi di un grande magazzino di Atlanta scovò uno strano costume bianco e rosso che sarebbe piaciuto sicuramente alla Marvel, o che forse era stato proprio disegnato su ispirazione Marvel. Ingrassò il personaggio e così conciato lo presentò allo staff dell’azienda e, l’idea piacque, sì che partì immediatamente una forte campagna pubblicitaria con l’incongruo testimonial. Anche il nome di Babbo Natale fu coniato dal nostro Haddon Sundblom.
Da allora Babbo Natale è entrato nell’immaginario collettivo, talvolta è rientrato pure nelle chiese, è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale e a quella fredda, alla Corea, al Viet-Nam, alle due del Golfo, al terrorismo islamico e allo tsunami. È comparso da allora in tutti i calendari della Coca-Cola, ha visto pin up su Play Men (s)vestirsi dei suoi panni, nelle immagini è sempre circondato da bambini come un nonno generoso, oppure come un vecchio pedofilo. E la sua icona è divenuta troppo ingombrante, s’è sganciata dalla Coca-Cola per apparire in una miriade di film holliwoodiani, o agli angoli della strada come uomo sandwich, sì che molteplici individui gratificando la propria pulsione al travestitismo, con la scusa di far sorridere figli e nipoti, cedono alla tentazione di presentarsi come Babbo Natale portatore di doni. Ma oggi tutti i miti traballano e Babbo Natale rischia di essere travolto dall’atmosfera horror di Stephen King che già ha travolto i clown – vedi It – e di assumere un’atmosfera inquietante con l’alito puzzolente di whisky quasi a far trapelare le sue origini alcoliche ereditate da Haddon Sundblom.

Vittorio Baccelli