Agorà (Angela Ascheri)

AGORA’


La polis correva incontro alla sua fine.
Mi ero dimenticata di averti tanto amato.
I tuoi polsi, la tue mani, marcivano nella mia mente.
Imbalsamavo piccoli condottieri e vecchie bambole infernali.
Venceslao, il gatto, mi parlava di un’agorà gremita di gente,
[di un nano calunniatore, di tre
vecchie incappucciate,di una forca e di una condannata.
I mercanti di Mosche, storditi dall’oppio, si perdevano in un volto cupo
( l’angelo caduto non si rialza).
Menzogne, i begli occhi iniettati di bistro,giocava ai dadi
[seduto a terra,seducendo Agrippina.
( L’angelo caduto non si rialza).



La sacerdotessa guariva l’indemoniata.
Che la folla sia dannata
Che la folla sia dannata.



ALBERO GENEALOGICO



IERI ( BERTINA )


Avevo dormito alla locanda dell’angelo privo di mani.
Ero in cerca di un albero genealogico andato perduto.
Ero la guardiana d’Oche di una vecchia tenuta sospesa
[tra decadenza e incanti.
( Incapace di tradire una Rivale).
Un’oca mi prestò le sue ali per raggiungere la casa delle mie sorelle
[(dall’Inquisizione condannate).


OGGI ( LE TERRIBILI SORELLE)

Le terribili Sorelle oscillano nel muto stanzone,
( senza Porte, senza Chiavi, senza Entrate, né Uscite).
Raccontando a denti stretti, le storie di vecchi Diavoli in pensione,
mi allietano nelle loro chiacchiere spettrali.
“NON ASCOLTARLE” sussurravi dall’esterno.
Il Sacrificio ripaga, dopo il dolore Funesto.


DOMANI ( LA NARRATRICE)

Il tuo horror vacui ritorna indietro
alle sue origini deleterie.
Ungo i tuoi capelli con olio di ricino.
Nascondo la tua testa sotto le radici di un grande albero.
Una donna mi domanda sospettosa:
“Ne sai qualcosa?”
“Non ne so nulla” rispondo.

0 comments: