La coscienza di Don Chisciotte

Dal n. 7 della rivista Della Soaltà, ripubblichiamo questo testo di Guglielmo Peralta.

Si creda pure quel che si vuole, purché non si confondano sogno o finzione. Perché l'uno genera il mondo e lo duplica, come nel mio caso, in un libro; l'altra lo falsifica e lo replica in un teatro. Mi hanno creduto pazzo perché hanno visto in me un sognatore, facile agli inganni. Pazzo è chi semplicemente nega la vita e il mondo giudicandol un sogno e non sa, tuttavia, d'ingannarsi con la verità. Perché vita e mondo sono la realtà del sogno! Mai mi sono ingannato su questa verità, e il sogno mi è ancora compagno contro i sortilegi antichi, e oggi tecnologici, di quel malefico incantatore che mutò i giganti in mulini e tanti altri sogni in finzioni.
Io ho agito in un libro che, come il mondo, è un sogno vero e reale. Fu forse follia assecondare il sogno nella forma di vita che mi fu data? Ora il mio sogno è di uscire dai libri per vivere nel mondo una vita corporea e irripetibile! Sì. Per vivere una sola volta e una sola volta morire!... Sì. Affiché il sogno sia mio e infallibile! Perché se il sogno dell'autoe, non può cambiare la mia vita e il mondo fissati in un libro, questo stesso sogno, quando sarà sciolto dagli occhi del suo sognatore e si sarà accomodato nei miei occhi invasi e rinnovati dalla luce vera del mondo, certamente potrà vincere quel perfido mago e lasciare apparire la realtà per quello che essa è: sogno del mio sguardo, sapientemente aperto sul mondo! Sì. Troverò un varco. Fuggirà nel grande Libro del mondo e sarò libera vita in libero sogno!
Se molto errai nel mondo sognando con occhi altrui, ora la coscienza del sogno mi fortifica contro le aliene parvenze e mi sprona a lottare affinché mi sia concessa la libertà delle azioni, di fingere, almeno, secondo coscienza. Perché c'è salvezza nella finzione, se questa ci esalta con la bellezza e c'è salvezza nella follia, se questa è la sola ragione e l'ultima spiaggia per l'uomo.

Una serata di tante sere (Fabiano Braccini)

Fabiano Braccini. Cavaliere della Repubblica è Membro della italo-greca “Accademia dei Micenei di Belle Arti, Lettere e Scienze”, della “Accademia dei Ritrovati” di Pistoia, della “Accademia Vittorio Alfieri” di Firenze e di altri Enti Culturali e Sociali.
È presente negli Albi dei Poeti italiani e in svariate Antologie e Riviste del settore.
Ha pubblicato “Un sentiero di spine e fiori” e “Un’emozione, un soffio, …un niente”. Di prossima uscita la nuova raccolta “Il vento e le bandiere”.

UNA SERA DI TANTE SERE

(inverno: un bar di periferia)

Mano sul bicchiere già vuoto,
sguardo perso
verso chissà quali visioni lontane,
stanchi pensieri aggrappati
-come edera al muro-
a vane illusioni mai divenute realtà.

La porta del bar
si apre e si chiude al freddo di fuori
ripetutamente:
è gente che cerca calore in un caffé
e in qualche rara parola.
Poi se ne rivà, senza un saluto.

Un’altra giornata è ormai trascorsa:
gli alberi nella bruma del viale
hanno lasciato cadere foglie e vita.
Lunga, infinita, sembrerà la notte
priva di sogni
e senza una scintilla che l’accenderà.


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RITRATTO DI SIGNORA

Dipingimi con tratto elegante
-tu che sai-
occhi intensi che mirano lontano
e un sorriso morbido,
soffuso lievemente di malìa.

Pittura nell’ovale del mio viso
-senza mai troppo marcare-
labbra che si atteggiano al bacio
e un filo appena di seduzione
che sia garbata, non volgare.

Disegnami un corpo armonioso
-come di sirena-
snello ma non proprio magro,
che sinuoso si adagi
a modellare la veste leggera.

Se vuoi, ritrai giù sullo sfondo
-con la tua maestria-
l’atmosfera più suggestiva
di una limpida sera di primavera
coi riflessi rosa del tramonto.

Alla mia mano, poi,
dai la posa di un saluto.
Che non sembri però un addio,
perché io vorrei lasciare
-a chi domani sosterà a guardare-
la migliore immagine di me:
una delicata sensazione
del mio amore di vivere la vita
e la percezione
di una interiore, pacata serenità.


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SENTIERO DI LUCCIOLE E LUNA

Di fiori chiusi nei prati
è questa notte:
di grilli il canto, orme di lepri.
Le stelle lontane
e il pallore di una luna algente
nel silenzio mi orienteranno.
Sarò da te prima che nasca il sole, con l’erba ai piedi fresca della brina.

Nel mistero del buio
ti cercherò paziente
(fiammelle di lucciole, sguardi di gufo).
Non troverò né impronte né rumori,
ma labili scie di odori:
la tua pelle soltanto mi sarà di guida.
Seguirò il fluire armonioso dei capelli e il tuo respiro nell’ansia della corsa.

Il profilo dei fianchi
e il petto pieno
scostano appena steli, rami e fronde
ma segnano precise le tracce di un sentiero.
Esausta ti fermerai forse tra poco
rapita nell’incanto del riposo.
Desiderio, attesa, pausa del tempo: il tuo muover di ciglia lieve suono.

Quando l’alba svelerà adagio
il suo chiarore,
resterò con te negli occhi e nelle labbra.
Anelito di vita,
nostalgia struggente,
amore mai raggiunto che mi sfugge ancora.
Seducente magia, attimo che vola: un’emozione, un soffio, … un niente!

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PASTORALE

Adagiato all’ombra di un gelso
pigramente osservo
questo angolo di mondo sereno di collina
e respiro l’aria fina che mi lambisce.

Il cane mi gira intorno
a rincorrere fili d’erba e l’ombra di farfalle:
ogni tanto sparisce tra i cespugli e poi
-senza abbaiare-
ricompare trafelato e fiero
a portarmi qualcosa stretto in bocca.

Mia figlia è laggiù,
accoccolata sui gradini di legno della casa
a sfogliare assorta un libro con figure.
Sovente
mi manda un fugace sorriso di complicità
o solo uno sguardo
col musetto per finta imbronciato
che la fa tanto carina.

Nei pensieri della mia vita la ricorderò così:
bambina felice con niente.


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PIANURA LOMBARDA
(di primo mattino)

All’albeggiare del primo mattino
dai fossi scarsi d’acqua
e con poche rane
evapora una nebbiolina ovattata
che sale non tanto,
ma quanto basta
a occultare i profili più bassi di siepi,
le chiome di salici cadenti,
i filari di pioppi
e i disegni ordinati dei campi.

Ogni immagine traspare,
come sospesa
in un silenzio di riposo e di attesa.

Soltanto un merlo
(o una civetta sonnolenta forse)
scappa in un volo sbandato,
privo dell’orientamento di fronde
e steli conosciuti:
fende con le ali quella bambagia
e lascia
-per qualche momento-
un sottile percorso d’aria pulita.

Tutto ritorna poi, pian piano,
quieto e indefinito:
sopito nell’uniforme velo di bruma.


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DI NOTTE LE PAROLE

Un mormorare pacato
-senza fretta-
che lascia al pensiero,
alle labbra, al respiro,
il tempo e il modo di misurare
pause, accenti, intensità.

Nel raccolto silenzio del buio
tutto si percepisce:
pure un bisbiglio
o un minimo segno di stupore.
Anche
il muovere lieve delle ciglia,
l’accenno di un sorriso,
il tremore di un’ansia.

Sono più vere le parole della notte,
non hanno il timore
di rivelare un po’ di noi:
passeggeri smarrimenti,
attese deluse, turbamenti segreti.
Emozioni
che il pudore del giorno
induce a serbare nascoste.

Traspare sovente
una sommessa richiesta d’amore,
il desiderio non detto di un bacio,
tra le parole sussurrate
-o taciute-
nella complice intimità della notte.


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Su Gradiva

La rivista Gradiva ha recensito il mio ultimo volume di poesie "Nel labirinto del delirio".

Da "Il perdono della foglia di neve" (Paola Castagna)

Paola Castagna è nata a Mantova nel 1969.
E’ presente in vari siti (come poeta del mese,nel sito Comitato internazionale 8 marzo, donnemondo.it) e nell’antologia Verbamarket 4 (vetrina di giovani scrittori Mantovani).
Nel 2003 pubblica un cd (Orme in ombra) di poesie e musica dove, con un attore e un musicista, interpreta le sue poesie. Ha collaborato per la pubblicazione della rivista letteraria «LACIO DROM, buona strada».
Nel 2005 pubblica con Fara "Figli" e la silloge “Erateide… ne vorrei fare un giardino” in FaraPoesia.
Nel 2006 compare sull’ Agenda “Il segreto delle fragole 2006" per LietoColle editore.
Sempre nel 2006 pubblica “Scriverti addosso” per “I Manifesti” della Coen Tanugi Editore (Milano).
Nel 2007 sempre per Fara editore compare nell’antologia "Specchio poetico" con la silloge ” Lettera”.
Sempre nel 2007 per Giulio Perrone editore compare nell ‘antologia ” Di quel fuoco versi erotici”.
Presente come critica d'arte nei cataloghi " Miracoli" e "Ciao favole, ciao natura" ( 2008 ) dell'artista, Gian Ruggero Manzoni.
Si occupa dell’allestimento di mostre, selezionando i vari artisti e curandone le presentazioni.
Blog :
http://gianruggeromanzoni.wordpress.com/
Di seguito inediti dalla raccolta in fase di lavoro, "Il perdono della foglia di neve".


Si aggira tra le stanze del monastero.
Cerca carne per saziare lo stomaco voltato.
Dategli una sciarpa
rossa del sangue dei suoi avi
lui deve strangolare un pontefice.
Per i sacri misteri
diventa blasfema la parola
dei ladri maledetti
quando saccheggiano le dimore degli stolti.
L’odore acre
e mosche che si cibano del marcio
mentre un lume si aggira
furtivo e scaltro.
Non trova altezza degna.
Annusa sicuro,
monaco novizio che incurante fischietta
un requiem arcaico, che non ultima.
Braccato e preso
lascia rivoli di sangue
lungo le scale.
La luce si spegne
la candela gocciola cera di speranza
buio pesto
come un flagello divino.
Corre, scivola, inciampa
occhi sbarrati
ci abbandona maligno.
La resa, è fortuita coincidenza
dal monastero l’ombra
prende possesso, lambisce i fianchi
quando la bestia chiama
e la voce trova ristoro
mentre sveglio i sensi
e ti racconto un sogno.


Esasperato sacello
la pietra che custodisce
le ossa dell’eremita.
Fu l’acqua a levigarla
dando sembianza a quel digiuno di secoli.
La cavità viene risucchiata dall’adipe.
Non posso più contare le particelle
che delimitano la zona della preghiera.
Non resta che ficcare nella crepa
il piede di porco, e fare leva.
Squarciato ogni contatto umano
in chi solo restò
e in chi
va con altri
non curandosi
della luce che miete.
Si sgretola la vanità.
Il profanatore ha già un sepolcro,
quello che gli divora il petto.
I mercati attendono le reliquie
ma il sacro non dà più strumenti.
L’acqua ancora leviga
e trasforma la consistenza in un fluire.
Catturato dai gregari del bargello
non può che urlare: “ io ho cercato!”
mentre la forca lo contiene.


E quella del boia trova la salvezza.
Le mani sudate raccolgono
ciò che persiste e rimane.
Inalterato il pensiero
non trova delirio
nel danno arrecato
punito e temuto.
Osso femorale
sostiene
mentre l’apnea genera il riflusso.
Esecuzione formale
devia il pulsare di un sangue secco
che resta addosso.
Questo logorio nomade porta
tra le stanze sature.
L’oppio è sostanza effimera.
La vendemmia offre la magia,
quella che nella notte fonda
il sapere offende.
Spalancate le gesta
seguaci fedeli.
Per trasgressione ultima
i morti viventi esultano.


La mannaia ha scorticato il tronco.
Piange la betulla violentata dal metallo.
I boscaioli affastellano i rami circoncisi…
danno fuoco, urinano
sulle braci del vento.
Odore di uccisioni
giustificate dal mestiere.
Si screpola la mano calva
poi la pelle si rovescia
e resta ciò che la vergogna nasconde.
Di solito il pioppo
non resta immune e distaccato,
anche lui vive del simile
lo sfregio coronato dai ceppi.
Chi è esecutore
non può concedere indugio,
egli va per decisione
verso la polpa del legno.
Sfregola il piscio sulla fiamma,
c’è chi anche versa il seme,
rito primigenio per assicurarsi
il perdono della foglia di neve.
Ora si colpisce anche la radice
che lo strazio abbia compimento.
Novembre cancellerà le tracce
e ogni tronco andrà disperso
nella viscida e fangosa corrente.
Urina e sperma
per arrotare quello
che ci rende specie.

Pat Dunn

E' partita nei giorni scorsi la pubblicazione online di "Pat Dunn", una nuova striscia poliziesca ideata da Carlo Coratelli (testi) e Antonio Gerardo Ceglia (disegni). La strip narra le indagini di un detective alquanto particolare, un ex detenuto ed ex criminale che ora, nelle vesti di investigatore privato, cerca di aiutare chi è in difficoltà.
La strip si va ad aggiungere alla recente "John Sanders: Reporter", sempre creata da Carlo Coratelli, in quello che è un tentativo di portare le strip italiane a toccare altri generi, oltre a quello umoristico, così in voga nel nostro paese. Potete leggere le strip di Pat Dunn qui: Patt Dunn .

L'incontro



Anna Steri ha pubblicato L'incontro e Danny Arnott il sopravvissuto.

CAPITOLO I



Ricordo ancora quel Novembre del 1823. nonostante siano trascorsi più di sessant’anni da allora e la mia mente più volte mi illuda di poter rammentare, quell’incontro è stampato nella mia anima, come un dipinto i cui colori faticano a sbiadire…

Tutto ebbe inizio in un pomeriggio scuro, con piccole gocce che scendevano giù da un cielo triste, senza alcuna luce.
La gente per strada andava veloce, per risparmiarsi quel po’ di pioggia. Si udiva, ogni tanto, qualche saluto frettoloso, di chi alzando il capo, riconosceva un volto amico. E qualche carrozza rumoreggiava per quelle vie un po’ spente, regalando brevi palpiti di vita.
Mi ero trasferito in quella città da pochissimo tempo e avevo iniziato la scuola da diverse settimane. Vivevo con mia madre. Mio padre era morto un anno prima e conducevo una vita fatta di piccole cose, senza pretendere nulla di più. Tutto ciò che avevo mi bastava.
Mi capitava spesso di impegnare i pomeriggi in brevi passeggiate per le vie del centro assieme al mio amico Carl, spendendo parole in chiacchierate inutili, così come era normale per la mia giovane età.
Come quel giorno.

Recensione di Luisa Morgante
Testo evocativo e carico di sentimenti profondi in grado di suscitare l'immedesimazione nel lettore che stringe con il testo un patto di comunicazione sensuale ed empatica, L'incontro è il percorso intimo di un adolescente, Ferdinand, che ha perso il padre in un modo per lui inaccettabile, perché si è suicidato impiccandosi. Ma ciò che il ragazzo non riesce ad accettare è soprattutto il vuoto lasciato dalla mancanza di quella presenza ambigua eppure così necessaria della figura paterna. A fare da contraltare al suo dolore sordo ed inesprimibile è la madre, premurosa ma anche discreta, mai invadente, sempre comprensiva durante tutto lo svolgimento della vicenda, durante la quale resta comunque sullo sfondo, quasi un mobile nell'arredamento casalingo.
Il casuale incontro-scontro con un uomo anziano, che soltanto in un secondo momento si scoprirà essere il compositore Ludwig van Beethoven, segna l'inizio, per il ragazzo, di un viaggio interiore. Ferdinand decide che la sua missione sarà quella di salvare l'anima di un uomo, come se fosse possibile far rivivere il padre per suo tramite e arrivare a comprenderlo anche solo un po' di più. Nel frattempo il suo migliore amico, Carl, si ammala gravemente e gli rivela la sua omosessualità.
Grazie all'intervento del compositore, che contatta un medico in grado di salvare l'amico di quello strano ragazzo che, ormai, gli era entrato evidentemente nel cuore in modo assai particolare, Carl guarisce e torna a scuola. La vicenda si chiude con la partenza del maestro che si trasferisce in un'altra Città, ma solo quando il percorso interiore di Ferdinand è terminato con l'approdo ad una maturità che lo aiuterà a comprendere la decisione del padre di togliersi la vita, anni prima, appendendosi ad una corda.
Il testo è penetrante ed emotivamente forte e, anche se incede morbidamente, richiede un'immersione personale del lettore, che viene continuamente invitato a entrare nello scritto, tra le sensazione tracciate dalla composizione delle parole.

L'incontro di Anna Steri Edizioni Creativa
62 pagine Euro: 9,00 ISBN: 88-89841-01-X


Agorà (Angela Ascheri)

AGORA’


La polis correva incontro alla sua fine.
Mi ero dimenticata di averti tanto amato.
I tuoi polsi, la tue mani, marcivano nella mia mente.
Imbalsamavo piccoli condottieri e vecchie bambole infernali.
Venceslao, il gatto, mi parlava di un’agorà gremita di gente,
[di un nano calunniatore, di tre
vecchie incappucciate,di una forca e di una condannata.
I mercanti di Mosche, storditi dall’oppio, si perdevano in un volto cupo
( l’angelo caduto non si rialza).
Menzogne, i begli occhi iniettati di bistro,giocava ai dadi
[seduto a terra,seducendo Agrippina.
( L’angelo caduto non si rialza).



La sacerdotessa guariva l’indemoniata.
Che la folla sia dannata
Che la folla sia dannata.



ALBERO GENEALOGICO



IERI ( BERTINA )


Avevo dormito alla locanda dell’angelo privo di mani.
Ero in cerca di un albero genealogico andato perduto.
Ero la guardiana d’Oche di una vecchia tenuta sospesa
[tra decadenza e incanti.
( Incapace di tradire una Rivale).
Un’oca mi prestò le sue ali per raggiungere la casa delle mie sorelle
[(dall’Inquisizione condannate).


OGGI ( LE TERRIBILI SORELLE)

Le terribili Sorelle oscillano nel muto stanzone,
( senza Porte, senza Chiavi, senza Entrate, né Uscite).
Raccontando a denti stretti, le storie di vecchi Diavoli in pensione,
mi allietano nelle loro chiacchiere spettrali.
“NON ASCOLTARLE” sussurravi dall’esterno.
Il Sacrificio ripaga, dopo il dolore Funesto.


DOMANI ( LA NARRATRICE)

Il tuo horror vacui ritorna indietro
alle sue origini deleterie.
Ungo i tuoi capelli con olio di ricino.
Nascondo la tua testa sotto le radici di un grande albero.
Una donna mi domanda sospettosa:
“Ne sai qualcosa?”
“Non ne so nulla” rispondo.